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Cronaca

 

 

 

Arrestato dai Carabinieri della Stazione di Furnari 

 

I Carabinieri della Stazione di Furnari hanno arrestato un cittadino italiano, Tindaro Puglisi 49 enne del posto, il quale, su disposizione della Procura della Repubblica di Patti, deve scontare la pena residua di sei anni di reclusione in regime di detenzione domiciliare per il reato di estorsione aggravata.

Il provvedimento scaturisce da una pregressa attività d’indagine posta in essere dai Carabinieri, nel 2007, per un atto estorsivo commesso dall’odierno arrestato in Falcone (ME).

 

L’arrestato, al termine delle formalità di legge, è stato accompagnato presso la propria abitazione in regime di detenzione domiciliare.

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Nel pomeriggio di mercoledì, in villaggio Torre Faro, è scoppiata una violenta discussione tra due fratelli di 61 e 46 anni che ha coinvolto anche i rispettivi figli di 37 e 18 anni. Il baccano creato è stato così forte che i vicini, allarmati, hanno subito chiamato il 112. Dalle parole nel giro di poco tempo si è passato ai fatti e così, all’arrivo dei Carabinieri della Stazione di Messina-Faro Superiore, i quattro se le stavano dando di santa ragione. Non è stato facile nemmeno per i militari dell’Arma separare i 4 parenti che, tra l’altro, insanguinati hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche presso il pronto soccorso dell’ospedale Papardo dove sono stati dimessi con prognosi fino a 10 giorni.

Da una prima ricostruzione dei fatti è emerso che la rissa si è sviluppata per futili motivi riconducibili a pregressi screzi familiari.

I Carabinieri, dopo aver separato i contendenti, hanno fatto scattare le manette ai loro polsi. Tutti sono stati dichiarati in stato di arresto poiché ritenuti responsabili del reato di rissa.

Su disposizione del sostituto procuratore di turno presso La Procura della Repubblica di Messina, i quattro arrestati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari, in attesa di essere processati nella mattinata odierna con il rito direttissimo.

 

Al termine dell’udienza, dopo la convalida dell’arresto effettuato dai Carabinieri, i quattro sono stati sottoposti alla misura dell’obbligo di presentazione quotidiano alla polizia giudiziaria.

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I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Sant’Agata di Militello,  hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, il 19enne C.D., originario di Valderice (TP) ma dimorante in Sant’Agata di Militello per motivi di studio.

La capillare attività di prevenzione e repressione dei reati svolta dall’Arma sul territorio, finalizzata a contrastare la continua e pervasiva diffusione di sostanze stupefacenti, soprattutto tra giovani e giovanissimi,  ha permesso di individuare una nuova piazza di spaccio proprio nel centro cittadino. I militari operanti, insospettiti dal continuo viavai di ragazzi in una determinata via di Sant’Agata di Militello, hanno intrapreso una serie di mirati servizi, che hanno consentito di individuare il giovane tratto in arresto. Lo stesso, nel corso della nottata, fermato nei pressi della sua abitazione e sottoposto ad attenta perquisizione personale, veniva trovato in possesso di diverse dosi di sostanza stupefacente del tipo cannabis indica. La perquisizione, estesa anche a casa, consentiva di rinvenire un ulteriore quantitativo di sostanza stupefacente dello stesso tipo, nonché strumenti necessari per il confezionamento in dosi, un bilancino di precisione ed una ingente somma di denaro in banconote di diverso taglio.

 

Alla luce dei fatti, il ragazzo veniva tratto in arresto per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Contestualmente i Carabinieri procedevano al sequestro del materiale trovato nell’abitazione, tra cui oltre 100 grammi di marijuana sulla quale saranno eseguite le previste analisi di laboratorio presso il R.I.S. di Messina. L’arrestato, informata l’Autorità Giudiziaria competente, è stato tradotto in regime di arresti domiciliari presso il proprio domicilio, in attesa dell’udienza di convalida presso il Tribunale di Patti.

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Incalza l’impegno della Questura di Messina nella lotta alla criminalità diffusa per implementare il livello di sicurezza in città.

Sono undici gli avvisi orali emessi nella giornata di ieri dal Questore di Messina.

I destinatari, pluripregiudicati prevalentemente per reati contro il patrimonio e violazione della disciplina in materia di sostanze stupefacenti, dagli elementi raccolti dalla Divisione Anticrimine, risultano dediti alla commissione di illeciti e pertanto pericolosi per la sicurezza e la tranquillità pubblica.

Questa la ragione che ha indotto il Questore, in applicazione dell’art 3 del d.lgs 159/2011, ad avvisarli oralmente circa l’esistenza di indizi a loro carico ed ad invitarli a tenere una condotta conforme alla legge.

 

La ratio dei provvedimenti è quella di scoraggiare la commissione di ulteriori condotte antigiuridiche in un’ottica di prevenzione paventando la possibilità di ulteriori e più gravi conseguenze espressamente previste dal legislatore che vanno dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con, se del caso, divieto di soggiorno in uno o più comuni diversi da quelli di residenza o abituale dimora o in una o più province, fino all’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale.

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I carabinieri del R.O.S., con il supporto del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. su richiesta del Procuratore Aggiunto, dr. Sebastiano Ardita, e dei Sostituti, dr.ssa Liliana Todaro, dr.ssa Maria Pellegrino e dr. Antonio Carchietti.

Il provvedimento – che s’inquadra nella complessiva strategia di contrasto della Procura di Messina, guidata dal dr. Maurizio De Lucia – colpisce assetti societari e beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa otto milioni di euro ed è stato notificato a ROMEO Vincenzo, ROMEO Pasquale e GRASSO Biagio, tutti raggiunti  nel luglio scorso dall’ordinanza di custodia cautelare cd. BETA, a carico di 30 soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio, reati in materia di armi ed altro. 

Dalle attività svolte dai militari del R.O.S. era emerso un grave quadro indiziario relativo all’operatività (mai documentata in precedenza) nel capoluogo peloritano di una cellula di cosa nostra catanese, diretta emanazione della più nota famiglia mafiosa dei SANTAPAOLA e sovraordinata rispetto ai clan che tradizionalmente operano nei quartieri cittadini. Al vertice del sodalizio, la figura di ROMEO Vincenzo, che operava sotto la supervisione del padre, Francesco (cognato del noto SANTAPAOLA Benedetto, inteso Nitto), e con la collaborazione dei fratelli, Pasquale, Benedetto e Gianluca. L’attività investigativa aveva tracciato l’esistenza di un’entità criminale ancorata alle tradizioni mafiose ma, al tempo stesso, capace di relazionarsi proficuamente con professionisti locali ed esponenti della amministrazioni locali, proiettando i propri interessi in diversi settori dell’imprenditoria, che aveva pesantemente infiltrato e finanziato.

Il sequestro rappresenta il naturale sviluppo di quell’attività investigativa, di cui richiama nella sostanza il compendio indiziario, con particolare riferimento all’appartenenza degli indagati a cosa nostra ed a numerosi episodi di trasferimento fraudolento delle quote societarie per sottrarle ad eventuali misure di prevenzione patrimoniali.

Esso colpisce quote imprese attive nei settori di maggiore interesse del sodalizio criminale, controllate – totalmente o pro quota – dagli indagati, perlopiù attraverso compiacenti “prestanome”, ed in particolare:

-        7 società del settore immobiliare e dei lavori edili in genere, alcune delle quali interessate a rilevanti interventi di edilizia abitativa, pubblica e privata, nel capoluogo (riqualificazione di Fondo Fucile e realizzazione di un complesso immobiliare in zona Torrente Trapani);

-        2 società del settore degli apparecchi da intrattenimento, su cui si stanno concentrando gli interessi delle organizzazioni criminali a livello nazionale.

Sono stati, infine, sequestrati:

·         un veicolo ALFA;

·         un veicolo AUDI Q5;

·         un veicolo FIAT PANDA;

·         tre immobili siti a Messina;

·         17 conti correnti,

Il valore complessivo dei beni sequestrati ammonta a circa 8 milioni di euro.

 

 

 

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