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Cronaca

 

Preg.mi signori, com’è ovvio, sono già tempestato da richieste di dichiarazioni in merito ai fatti di cui in oggetto. Per questo motivo ho deciso di diramare il comunicato stampa che segue nel quale è sintetizzata la mia posizione sull’argomento.

Nelle prime ore della mattinata ho avuto notizia della esecuzione dell’ordinanza applicativa di misura cautelare personale interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e/o servizio, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Patti, su richiesta della Procura della Repubblica operante presso il detto Tribunale, nei confronti di 16 dipendenti comunali indagati per reati contro la pubblica amministrazione. Ancora non conosco i dettagli dei provvedimenti in questione. Ritengo mio precipuo obbligo esprimere la massima fiducia nell’operato della magistratura e degli inquirenti ma, detto questo, nel rispetto di diritti fondamentali che lo Stato riconosce a quanti si trovano coinvolti in procedimenti penali, mi astengo dal formulare ulteriori commenti o apprezzamenti di sorta poiché le mie parole nulla di utile possono aggiungere ad una più efficace tutela del pubblico interesse o all’ulteriore sviluppo delle indagini in corso.

Per il momento, nell’ambito dei compiti che la legge mi assegna, sto valutando gli adempimenti amministrativi da porre in essere a seguito dei provvedimenti giudiziari adottati e gli atti ed azioni necessari per ovviare ai rilevanti problemi gestionali che scaturiscono dalla sospensione dei responsabili con funzioni dirigenziali delle tre aree in cui si articola l’organizzazione degli uffici e dei servizi comunali nonché di vari dipendenti addetti, in qualche caso con competenze esclusive, a mansioni rilevanti per l’ente. Credo che la mia responsabilità ed il mio dovere, per il momento, siano solo quelli di trovare con urgenza soluzioni adeguate ad assicurare comunque la prosecuzione delle attività del Comune, quantomeno di quelle fondamentali, nell’interesse dei cittadini. 

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 I CARABINIERI ESEGUONO UN PROVVEDIMENTO CAUTELARE INTERDITTIVO A CARICO DI 16 DIPENDENTI DEL COMUNE  

Il 05 aprile 2018, il Comando Provinciale Carabinieri di Messina ha dato  esecuzione ad una ordinanza applicativa di misura cautelare personale interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e/o servizio, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Patti (ME) su richiesta di quella Procura della Repubblica, nei confronti di 16 soggetti, su 23 indagati, ritenuti responsabili di truffa aggravata e continuata ai danni dell’Ente Pubblico e di false attestazioni o certificazioni.

Il provvedimento scaturisce dagli esiti di una complessa attività di indagine, sviluppata sin dal 2016 dalla Compagnia di Patti, le cui risultanze hanno consentito di documentare, anche mediante attività tecnica di videoripresa, una cronica, diffusa e generalizzata abitudine degli indagati, dipendenti a vario titolo del Comune di Ficarra (ME), ad allontanarsi fraudolentemente dai rispettivi uffici in assenza di ragioni di servizio ed al solo fine di attendere a incombenze di carattere strettamente personale, provocando così evidenti disservizi all’utenza e recando grave nocumento all’immagine ed alle casse dell’Ente comunale di appartenenza. I medesimi indagati, infatti, evitavano dolosamente la timbratura dei cartellini o della scheda magnetica in modo da non far risultare i periodi di assenza e subire le conseguenti decurtazioni retributive. Nel complesso, dunque, venivano rilevate e cristallizzate dagli inquirenti circa 650 assenze arbitrarie per un ammontare complessivo di oltre 12.500 minuti.

Tra i 16 destinatari della misura cautelare figurano – tra l’altro – 3 dirigenti, rispettivamente delle area tecnica, amministrativa ed economico-finanziaria, i quali rispondono per i succitati reati in concorso materiale con gli altri indagati, in ragione dell’omissione di qualsivoglia forma di controllo nei confronti del personale dipendente.

Come anche evidenziato, dunque, dall’Autorità Giudiziaria che ha pienamente condiviso gli esiti dell’attività investigativa facendoli propri nell’odierno provvedimento, i militari dell’Arma hanno svelato l’esistenza di un vero e proprio “sistema fraudolento e patologico” ai danni della Pubblica Amministrazione, sviluppatosi e rafforzatosi nel tempo in un contesto di “anarchia amministrativa”, laddove l’azione dei pubblici dipendenti era svincolata da qualsiasi forma di controllo ed il doveroso rispetto delle regole veniva abbandonato alla discrezione ed all’arbitrio dei singoli. Insomma un sistema di malaffare che per i suoi caratteri di pervasività e diffusione nel contesto amministrativo del comune nebroideo, non poteva che realizzarsi e reggere nel tempo attraverso atteggiamenti di granitica complicità tra i singoli indagati ed in particolare tra coloro che avrebbero dovuto esercitare funzioni di controllo e coloro che avrebbero dovuto essere i controllati; il tutto per perseguire personali ed illeciti benefici, in un clima di cronico disinteresse per le funzioni pubbliche svolte e di totale assenza di senso del dovere.  

Siffatti comportamenti anomali non sono sfuggiti allo sguardo vigile ed esperto dei carabinieri della Stazione di Ficarra, i quali, ben conoscendo le dinamiche della realtà locale, nel corso dei loro quotidiani servizi perlustrativi nel centro abitato, iniziavano con discrezione ad annotare e monitorare, in modo sempre più incisivo, gli spostamenti dei vari dipendenti comunali indagati.

In particolare, C. G.,dipendente dell’area amministrativaaddetto alla predisposizione e gestione delle proposte e atti deliberativi della Giunta, del Consiglio comunale, del Sindaco e del responsabile d’area, era solito uscire dalla Casa comunale, naturalmente senza registrare l’assenza, per recarsi presso la rivendita tabacchi “Raffaele”, piuttosto che il bar “Campo”, il mercato, il meccanico, se non addirittura recarsi presso l’Ufficio Postale o spostarsi al di fuori del paese con la sua autovettura, sfrecciando sotto l’occhio vigile dei militari dell’Arma a cui non sfuggivano tutti gli anomali movimenti. Le complessive assenze per quasi 2.500 minuti documentate dai carabinieri, costavano all’interessato l’applicazione della misura cautelare interdittiva di 9 mesi.

Analoga sorte, ossia un’interdittiva di 9 mesi, è toccata a G. S., addetta all’Ufficio Segreteria del Comune, con mansioni –tra le varie- nell’ambito del settore trasparenza e Anticorruzione. La donna, infatti, con la scusa di recarsi presso altri uffici esterni al Comune ed ovviamente senza timbrare il badge per registrare l’allontanamento, in soli due mesi faceva registrare ben 160 assenze di varia durata, nel corso delle quali, veniva vista dai militari recarsi anche verso la propria abitazione.

Medesime condotte delittuose valevano l’applicazione di una misura interdittiva di 8 mesi a T.G.A., istruttore amministrativo addetto all’archivio ed ai Servizi Esterni del Comune e a B. D., addetto all’Ufficio tecnico con varie mansioni. Entrambi, infatti, erano soliti allontanarsi dal proprio ufficio per svolgere le più diverse incombenze private, nonché per intrattenersi in conversazione con altri soggetti in lunghissime “pause caffè”.

Importanti responsabilità penali sono state inoltre riconosciute in capo ai tre dirigenti comunali coinvolti dall’attività investigativa, ossia C. F., C. N. e D. C.,responsabili rispettivamente dell’Area Tecnica, dell’Area Economico-finanziaria e di quella Amministrativa, nonchè destinatari di misure interdittive da 2 a 11 mesi.Più specificamente i predetti dirigenti, pur essendo consapevoli della prassi illecita diffusa tra i loro dipendenti di allontanarsi fraudolentemente dal posto di lavoro per motivi non istituzionali senza registrazione, omettevano volutamente di effettuare i dovuti controlli, accettando quindi consapevolmente il rischio della commissione di fatti criminosi in danno dell’Ente pubblico. Addirittura uno dei predetti indagati, oltre ad assentarsi lui stesso, per come riscontrato, avrebbe candidamente ammesso di aver agito in quel modo per trent’anni, confermando di aver consentito che le condotte dei propri dipendenti fossero regolate in base alla “coscienza personale”. Altro dirigente, invece, avuta contezza delle indagini in corso, avrebbe introdotto soltanto nel 2017 il “registro delle uscite temporanee per servizio fuori dagli uffici comunali”, casualmente e drasticamente diminuite rispetto al passato, ammettendo, come poi emerso in sede di interrogatorio, che la prassi degli allontanamenti arbitrari fosse sempre stata ammessa in base al principio del “si era sempre fatto così”.   

L’attività investigativa svolta dall’Arma ha dunque consentito di svelare, ancora una volta e seppure in minima parte, il diffuso e patologico malcostume dell’assenteismo, gravemente lesivo della Pubblica Amministrazione, sotto il profilo della sua immagine e sotto quello finanziario per gli indebiti esborsi di denaro destinato a retribuire ore di lavoro non effettivamente svolte. A tal proposito l’Autorità Giudiziaria, che ha coordinato l’odierna attività, ha definito “apprezzabile” il danno economico, pur rimandando alla competenza della Corte dei Conti la quantificazione dello stesso.

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Una brillante operazione di servizio è stata portata a termine dai Carabinieri della Compagnia di Messina Centro nel pomeriggio di ieri. 

Nello specifico una pattuglia della stazione Carabinieri di Saponara ha tratto in arresto due uomini per incendio boschivo. Si tratta del 31enne Sebastiano Saccone di Basicò (ME) e del 22enne Calcò Labruzzo Antonino di Falcone entrambi allevatori di bestiame.

I due sono stati sorpresi dai Carabinieri in flagranza di reato subito dopo aver appiccato l'incendio in un bosco di Contrada Margi nel Comune di Saponara. 

Pensavano di poterla fare franca e "dare il via" alla stagione degli incendi boschivi sfruttando le favorevoli condizioni climatiche con un caldo vento di scirocco. Non avevano però fatto i conti con i Carabinieri che, giocando di anticipo, hanno predisposto nel territorio provinciale una serie di servizi preventivi proprio contro il fenomeno degli incendi boschivi che tanto allarme aveva creato lo scorso anno. 

I FATTI:

Nel primo pomeriggio di ieri i due uomini si erano avventurati nei boschi di Contrada Margi e, credendo di poter passare inosservati, hanno appiccato le fiamme in un appezzamento di terreno contenente sterpaglie e bosco. Quindi sono saliti a bordo della propria autovettura dandosi alla fuga. Peccato per loro che a poche centinaia di metri c'era una pattuglia dei Carabinieri della stazione di Saponara che, non appena ha notato alzarsi una piccola colonna di fumo, si è subito precipitata sul posto bloccando i due fuggitivi a pochi metri dal luogo dove avevano appiccato le fiamme che, alimentate dal vento di scirocco, avevano già interessato una vasta area. I militari dell'Arma hanno quindi subito allertato i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme con non poca difficoltà e quindi hanno sottoposto a perquisizione personale e veicolare i due piromani sorprendendoli ancora in possesso della tanica di benzina e dei due accendini poco prima utilizzati, nonché di un bastone parzialmente bruciato, un coltello, una roncola e una mazza. Inutili i tentativi di trovare una giustificazione circa la loro presenza in quel posto contestualmente all'incendio. Ai loro polsi sono scattate le manette e si sono aperte le porte delle camere di sicurezza in attesa del processo con rito direttissimo che si è tenuto nella mattinata di oggi.

Il giudice non solo ha convalidato l'arresto effettuato dai Carabinieri ma ha disposto nei confronti dei due piromani la misura cautelare degli arresti domiciliari. Quindi I militari dell'Arma hanno notificato il provvedimento ai due e li hanno accompagnati presso le rispettive abitazioni dove sono stati sottoposti alla predetta misura cautelare.

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La Polizia di Stato arresta cinquantaquattrenne reggino: 

Era uscita di casa per assistere come ogni anno alla processione religiosa celebrata per il giorno di Pasqua a Piazza Duomo. Mai avrebbe potuto immaginare di essere aggredita in pieno giorno da un uomo visto qualche volta nel bar del cugino. L’ aveva avvicinata con il pretesto di augurarle buone feste per poi tentare con insistenza e nonostante la sua resistenza di baciarla. Con forza l’appoggiava al muro e tappandole la bocca la palpeggiava. La donna riusciva a gridare aiuto ed a catturare l’attenzione di due operatori della Digos della Questura di Messina che bloccavano l’uomo e con l’ausilio della volante giunta sul posto lo traevano in arresto per poi condurlo presso gli Uffici di polizia.

Misiano Antonio reggino di 54 anni: questo è l’autore dei fatti di cui sopra che dietro disposizione dell’A.G. competente veniva sottoposto agli arresti domiciliari

 

 

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Nell’ambito di una specifica campagna di prevenzione dei reati, i Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno attuando un piano di prevenzione che ha assicurato per il periodo pasquale, un costante monitoraggio sul territorio di competenza al fine di garantire a cittadini e turisti adeguati standard di sicurezza.

In tale contesto, sono stati attuati nel centro mamertino e nelle aree di rispettiva competenza delle dipendenti Stazioni Carabinieri, numerosi servizi con l’impiego di consistenti pattuglie, in particolare le autoradio e le pattuglie automontate dell’Arma che hanno perlustrato il territorio per il contrasto dei reati e delle violazioni del Codice della Strada.

In proposito, giorno 1 aprile, i militari dell’Aliquota Radiomobile hanno tratto in arresto un 22enne per resistenza a un pubblico ufficiale. In particolare, nel corso di un servizio di controllo alla circolazione stradale in Rometta Marea (ME), i Carabinieri procedevano al controllo del predetto mentre si trovava alla guida di un motociclo. Alla vista degli operanti il giovane centauro, dapprima simulava di arrestare la corsa del motociclo, per poi darsi a precipitosa fuga, tuttavia, dopo un breve inseguimento per le strade di quel centro veniva bloccato in via del Mare. Nella circostanza, R. A., messinese, cl. 1996, all’esito dei controlli effettuati sui documenti, risultava sprovvisto di patente di guida.Il prevenuto, espletate le formalità di rito, veniva tradotto, in regime di arresti domiciliari presso il proprio domicilio, in attesa del giudizio direttissimo su disposizione A.G..

Inoltre, giorno 2 aprile, i Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno tratto in arresto in flagranza S. C. A., nata a Messina, cl. 1983, per il reato di furto aggravato. In particolare, la donna mentre si trovava nell’area commerciale denominata “Parco Corolla” era entrata all’interno di un negozio di articoli sportivi e, dopo essersi impossessata di alcuni capi di vestiario, per un valore complessivo di 100 euro circa, tentava di darsi alla fuga. Nell’occasione i Carabinieri operanti, prontamente intervenuti sul posto, bloccavano la prevenuta, recuperando l’intera refurtiva che veniva restituita all’avente diritto. L’arrestata, espletate le formalità di rito, è stata tradotta presso il proprio domicilio al regime degli arresto domiciliari in attesa del giudizio direttissimo su disposizione della competente A.G..

In un'altra circostanza, nel corso di un ulteriore servizio di prevenzione, i Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno arrestato in flagranza I. W., nato Messina, cl. 1998, residente a Rometta (ME) e denunciato in stato di liberta un giovane 21enne di Spadafora per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso.

L’arresto scaturiva a seguito di una mirata attività di osservazione e pedinamento, che permetteva ai Carabinieri operanti di bloccare lungo la strada arginale del torrente “Boncoddo” di Rometta i due giovani mentre erano intenti a prelevare due bilancini di precisione ed un involucro contenente circa grammi 24 di sostanza stupefacente tipo marijuana occultata in un’aiuola ai piedi di un albero di palma.

La successiva perquisizione personale e domiciliare, permetteva di rinvenire ai militari operanti ulteriori grammi 22 circa di sostanza stupefacente del tipo marijuana nella disponibilità del solo arrestato, nonché la somma in denaro contante di €.287, verosimilmente provento dell’attività illecita. La sostanza stupefacente ed i reperti rinvenuti sono stati sottoposti a sequestro.

Il giovane, espletate le formalità di rito, è stato tradotto presso propria abitazione in regime arresti domiciliari, su disposizione della competente A.G..

Nel contesto del medesimo servizio coordinato, i Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno altresì segnalato alla Prefettura di Messina cinque persone quali assuntori di sostanze stupefacenti poiché trovati in possesso di droga che era detenuta per uso personale.

 

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