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Cronaca

 

 

Fofana Modou, gambiano di 18 anni, stazionava alle casse infastidendo gli avventori ed i dipendenti del centro commerciale sito in zona Tremestieri nonostante più volte invitato ad allontanarsi.

Un comportamento sempre più aggressivo e violento che richiedeva, nella mattinata di ieri, l’intervento dei poliziotti delle Volanti della Questura di Messina prontamente informati e giunti sul posto velocemente.

Il tentativo degli operatori di identificarlo, invitandolo ad esibire i relativi documenti o a fornire le generalità, esacerbava ulteriormente l’aggressività dell’uomo che in tutta risposta, al fine di sottrarsi all’attività di polizia, riusciva, non risparmiando spintoni, calci e pugni, a far cadere a terra un poliziotto, cagionandogli una lesione dichiarata guaribile dai medici del pronto soccorso del Policlinico in giorni 25.

Episodio quest’ultimo non privo di precedenti: ed infatti il giovane, dagli accertamenti esperiti, risultava protagonista di analoghi episodi ai danni di pubblici ufficiali in divisa consumati nel territorio ennese, per i quali era stato anche arrestato e sottoposto a misura cautelare.

Gli operatori di polizia riuscivano ad ammanettarlo nonostante continuasse a dimenarsi e ad inveirvi contro. Un’indole violenta e pericolosa di cui veniva informata l’A.G competente, che ne disponeva il trattenimento presso le camere di sicurezza in attesa di rito per direttissima.

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I Carabinieri della Stazione di Falcone hanno arrestato un cittadino polacco trovato in possesso nell’abitazione in uso di varie dosi di hashish e di un bilancino di precisione.

 

I Carabinieri della Stazione Carabinieri di Falcone hanno arrestato in flagranza un cittadino polacco per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

G.M.M., 34 enne, è stato sottoposto a perquisizione personale e domiciliare presso la propria abitazione di Falcone.

L’uomo occultava 26 grammi di “hashish”, suddivisi in diverse dosi già confezionate e pronte per la vendita, e un bilancino di precisione funzionante. 

Il servizio attivato dai militari della locale Stazione ha visto il coinvolgimento ed il supporto di una unità cinofila del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi (CT).

L’arrestato al termine delle formalità di rito è stato accompagnato presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari in attesa del giudizio direttissimo, come disposto dalla competente Procura della Repubblica di Patti.

La sostanza stupefacente sequestrata sarà trasmessa ai competenti laboratori per gli esami tecnici al fine di stabilirne l’esatto principio attivo.

        

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DURO COLPO INFERTO ALLA FAMIGLIA MAFIOSA DI MISTRETTA: QUATTORDICI MISURE CAUTELARI PER ESTORSIONE AGGRAVATA DAL METODO MAFIOSO E INTESTAZIONE FITTIZiA DI BENI.

 

I militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, nel territorio di questa provincia, dalle prime luci dell’alba di oggi hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo peloritana, guidata dal Procuratore della Repubblica dott. Maurizio De Lucia, nei confronti di 14 soggetti (3 dei quali verranno ristretti in carcere, 11 sottoposti all’obbligo di presentazione alla p.g.), ritenuti responsabili – a vario titolo – di “tentata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di valori” (art. 12 quinquies D.L. 306/92).

Il provvedimento scaturisce dagli esiti di una complessa indagine condotta, sin dal 2015, dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina – coordinata dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Messina, dott. Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio – nei confronti della famiglia mafiosa di Mistretta (ME), attiva nella parte più occidentale della provincia peloritana, che ha permesso di disvelare un tentativo di estorsione – posto in essere da un consigliere comunale di Mistretta, tuttora in carica, in concorso con altri due soggetti, di cui uno già destinatario di un provvedimento di sequestro dei beni, in ragione della sua riconosciuta intraneità a cosa nostra palermitana (mandamento di San Mauro Castelverde) – ai danni di 2 imprenditori edili, aggiudicatari dell’appalto, del valore di circa 1 mln. di euro, indetto dal citato Comune e finanziato dall’Unione Europea per la riqualificazione dei 12 siti ove sono installate le opere d’arte contemporanea che costituiscono il noto percorso culturale “Fiumara d’Arte”.

 

Le investigazioni, che avevano già consentito di trarre in arresto, il 6 ottobre 2017, una coppia di imprenditori edili per trasferimento fraudolento di valori, hanno altresì permesso di documentare l’intestazione fittizia, in favore di ben 11 complici – anch’essi destinatari della misura in esecuzione – di 2 locali notturni e 1 stabilimento balneare ed un’attività di compravendita di auto usate, ubicati sulla fascia tirrenica della provincia di Messina.

Contestualmente, è stata data anche esecuzione ad un decreto di sequestro  preventivo disposto nei confronti delle medesime attività commerciali, del loro compendio aziendale, dei conti correnti e depositi bancari, nonché di 5 autovetture nella disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di oltre 2 mln. di euro.

L’inchiesta è stata avviata nel settembre 2015 quando un coppia di coniugi imprenditori edili  si  rivolgeva ai Carabinieri del Comando  Provinciale di Messina raccontando di essere vittima di un tentativo di estorsione. Gli imprenditori si erano aggiudicati, a seguito di una pronuncia giurisdizionale del TAR di Catania conseguente  ad un suo ricorso, l’appalto indetto dal Comune di Mistretta per i lavori  di  valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo denominato “Fiumara d’Arte - opere finanziate dalla Comunità Europea, con un importo a base d’asta pari ad 1 mln. di euro ed aggiudicati alla sua A.T.I. con un’offerta pari ad 802.000 euro e spiegava che era stata avvicinato dal consigliere comunale di Mistretta Tamburello Vincenzo, il quale gli aveva rappresentato che la ditta che aveva ottenuto l’appalto prima del suo ricorso aveva già versato la somma di 50.000 euro ad alcuni soggetti del luogo, i quali li avevano successivamente restituiti dal momento che quella ditta era stata poi estromessa dai lavori. Pertanto il Tamburello  gli aveva richiesto  di corrispondere la somma di 35.000 euro - da devolvere ad una donna che veniva indicata come la “signorina” la quale aveva un fratello detenuto ( per le cui spese legali sarebbero stati destinati i soldi versati alla donna) e inoltre lo  invitava ad assumere nei  propri cantieri  tre  operai dei quali gli avrebbe successivamente indicato i nomi e infine lo esortava a  rifornirsi del  conglomerato cementizio presso l’impianto dei fratelli Lamonica e assicurandogli che assolvendo a questi obblighi, non ci sarebbe stata alcuna richiesta estorsiva né danneggiamenti di sorta aggiungendo che, per il resto delle ulteriori  forniture, egli avrebbe potuto rivolgersi al libero mercato. 

Le investigazioni immediatamente avviate attraverso servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche e acquisizioni documentali permettevano di riscontrare le  prime dichiarazioni rese informalmente dall’imprenditore ampliandole ed identificando i complici di Tamburello e ricostruendo i rapporti tra loro.

La donna citata come la “signorina” è stata identificata proprio in RAMPULLA Maria, deceduta nel maggio del 2016, sorella di Pietro (condannato per essere l’artificiere della strage di Capaci ed all’epoca dei fatti detenuto) e di Sebastiano, storico capo della “famiglia di Mistretta” deceduto nel 2010.

Gli ulteriori due complici sono stati identificati in LO RE Giuseppe detto Pino, personaggio ritenuto intraneo all’associazione mafiosa e colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale nel 2015 e dalla zia di questi, DI BELLA Isabella, una cartomante di Acquedolci, alla quale, durante le vicissitudini che avevano preceduto l’aggiudicazione dell’appalto,  l’imprenditrice si era rivolta per domandare quale sarebbe stata la sorte della controversia sull’appalto. La DI BELLA, avendo appreso di questa situazione, la volgeva a proprio favore, facendo apparire necessario ai coniugi, l’intervento del nipote presentato come persona di rispetto ed in grado di intervenire in loro favore in relazione all’aggiudicazione dell’appalto ed al contenzioso aperto di fronte al TAR. I due imprenditori accettavano l’aiuto ed incontravano LO RE in uno dei sui Night Club.

LO RE in questo primo incontro riferiva ai coniugi che la ditta che precedentemente era stata aggiudicataria aveva comprato l’appalto versando 50.000 euro e che egli avrebbe attivato un amico per intervenire in loro favore nella gara. I due erano stati successivamente contattati da TAMBURELLO Vincenzo con il quale si incontravano all’interno del Comune di Mistretta. Questi confermava la versione fornita da LO RE.

Quando nel settembre 2015 il TAR di Catania ha dato ragione ai due imprenditori, LO RE dapprima attraverso la DI BELLA e successivamente di persona, ha avanzato ai coniugi la richiesta di denaro e le altre richieste specificando che erano state concordate con la “signorina”. I due imprenditori, che attraverso ricerche su internet acquisivano notizie sulla caratura criminale degli  interlocutori, si preoccupavano e rappresentavano a TAMBURELLO la richiesta ricevuta da LO RE e questi per nulla sorpreso riferiva loro di aspettare spiegando che sarebbe stato lui a dare loro le indicazioni in merito al pagamento, con il ciò dimostrando quasi una sovraordinazione rispetto al LO RE.

Solo successivamente, molti mesi dopo, quando ormai le indagini avevano in gran parte dipanato la vicenda, gli imprenditori, superati i timori che gli avevano inculcavano i soggetti coinvolti nell’estorsione, integravano le prime sommarie indicazioni fornite ai Carabinieri con ulteriori dettagli che hanno permesso di ricostruire completamente la vicenda.

Inoltre le indagini avviate, hanno permesso di accertare come LO RE Giuseppe, in ragione della sottoposizione ad una misura di Prevenzione personale e patrimoniale, al fine di sottrarsi ad eventuali ulteriori provvedimenti ablativi, attraverso ben 11 complici ( di cui cinque di cinque stranieri) che nel tempo si sono prestati a fare da teste di legno alle sue attività economiche – tutti colpiti dalla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G. – , gestisse di fatto due night Club, uno a Torrenova (ME) ed uno a Nicosia (EN), un lido balneare nel Comune di Santo Stefano di Camastra ed un’attività di compravendita di auto usate esercitata principalmente attraverso la vendita on line.

In particolare, l’attività investigativa ha consentito altresì di accertare che il LORE disponeva dei conti correnti bancari delle società ancorché formalmente intestati ai fittizi titolari nonché come lo stesso gestisse quotidianamente i suoi night club occupandosi personalmente del reclutamento e del pagamento delle ragazze impiegate.

Sui predetti beni è intervenuto il provvedimento di sequestro preventivo che ha colpito tutti i compendi aziendali, i conti correnti personali dei prestanome e delle ditte oltre a numerosi veicoli e locali acquisiti con i proventi degli illeciti guadagni in virtù dell’evidente sproporzione con i redditi dichiarati.

 

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I Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata Militello, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, F.M. 38enne originaria di Mistretta, per atti persecutori e danneggiamento nei confronti dell’ex compagno.

Nella serata di avantieri, giungeva presso la centrale operativa di Sant’Agata di Militello una richiesta d’aiuto da parte di uomo che, stanco e preoccupato per l’ennesima aggressione da parte della ex compagna, richiedeva l’intervento dei Carabinieri. Immediatamente giunti sul posto, i militari trovavano la giovane donna che, dopo aver danneggiato l’autovettura della vittima con calci e pugni e qualche oggetto di fortuna rinvenuto a terra, aveva scavalcato la recinzione di accesso alla proprietà dell’ex compagno per tentare di entrare nell’abitazione. Prontamente fermata dai Carabinieri, veniva riportata la calma ed i soggetti coinvolti accompagnati in caserma per chiarire quanto accaduto.

La vittima, con il supporto della “Task Force” costituita a livello provinciale per il contrasto alle violenze di genere, raccontava ai militari dell’Arma, mesi di vessazioni, molestie, aggressioni verbali e fisiche, invio di messaggi e telefonate, nonché continui pedinamenti subiti dalla donna, da quando aveva deciso di chiudere la relazione sentimentale.

L’arrestata, all’esito dell’odierna udienza di convalida, è stata sottoposta al divieto di avvicinamento e di comunicazione con la parte offesa.

L’episodio ha messo in luce un aspetto generalmente sottovalutato del reato di stalking che sanziona le condotte persecutorie, poiché, ancorché  siano pochi gli uomini che lo denunciano, si tratta di un reato le cui vittime possono essere non esclusivamente le donne.

Anche in questo caso si è avuta la conferma di come la prontezza della risposta della Polizia Giudiziaria nei casi di vittime di atti persecutori sia conseguente alla specifica preparazione professionale e sensibilità degli operanti nell’affrontare tali reati, per i quali è altissima l’attenzione e la sensibilità della Procura della Repubblica di Patti.

In tale contesto è però fondamentale la denuncia da parte delle vittime di tali reati, a prescindere dal loro sesso, o delle persone che sono più vicine a queste ultime, così da consentire all’Autorità Giudiziaria e alla Polizia Giudiziaria di poter prontamente intervenire a loro tutela.

 

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San Salvatore di Fitalia (ME): I carabinieri della locale Stazione e della Compagnia di Sant’Agata Militello hanno eseguito un Provvedimento di sequestro preventivo a carico di tre persone indiziate di avere simulato un cecità totale. Recuperati 200 mila euro.

 

I carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello hanno  eseguito  un provvedimento di sequestro preventivo, messo dal GIP del Tribunale di Patti su richiesta della locale Procura della Repubblica. Il provvedimento cautelare dispone il sequestro per equivalente delle giacenze dei conti correnti pari complessivamente a circa  € 200.000,00 a carico di tre persone, due uomini ed una donna, gravemente indiziate del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche poiché avevano indebitamente percepito, negli anni, indennità a titolo di prestazioni previdenziali/assistenziali legate allo status di “ciechi assoluti”.

Le indagini erano state avviate nel mese di maggio dell’anno 2016 dalla Stazione Carabinieri di San Salvatore di Fitalia in collaborazione con il NOR – Aliquota Operativa  della Compagnia Carabinieri di Sant’Agata Militello per accertare la sussistenza delle patologie che avevano portato al riconoscimento di invalidità civile, accordata ad alcuni soggetti residenti nell’hinterland nebroideo e nello specifico a soggetti che nel corso degli anni, erano stati dichiarati “ciechi assoluti”.

L’articolata attività d’indagine condotta dalla stazione Carabinieri di San Salvatore di Fitalia, si svolgeva attraverso l’acquisizione della documentazione d’interesse , relative ad alcuni soggetti dichiarati ciechi assoluti presso l’ufficio invalidi civili sito presso la “Cittadella della salute” di Messina, dove erano custodite le pratiche precedentemente detenute dalle A.S.L. territoriali. Contestualmente venivano svolti dai militari servizi di osservazione, pedinamento e controllo, supportati da attività tecnica di intercettazione, che documentavano, nel caso dei tre indagati,  l’insussistenza delle gravi patologie riferite e certificate che avrebbero dovuto generare gravi compromissioni dell'autonomia personale.

Gli atteggiamenti tenuti dagli indagati, uno dei quali ad esempio è stato ripreso mentre controllava il suo cellulare, le loro attività motorie e la deambulazione, la capacità di orientarsi, non risultavano essere compatibili con lo stato di cecità assoluta riconosciuta ai tre soggetti e pertanto, anche dopo una valutazione medica svolta da un  ausiliario di p.g., si informava la Procura della Repubblica di Patti.

All’esito dell’esame delle risultanze investigative, il Sostituto Procuratore della Repubblica dott.ssa Francesca Bonanzinga, richiedeva al GIP del Tribunale di Patti, dott.  Andrea La Spada, l’emissione della misura cautelare reale nei confronti dei tre indagati eseguita dai Carabinieri.

 

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