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Cronaca

Ammonta a circa 200 euro la somma di denaro che le due giovani donne denunciate ieri dalla Polizia avrebbero trafugato dalla cassa di un esercizio commerciale del centro palatino. Le due ragazze, una è minorenne, di nazionalità rumena, senza fissa dimora, avrebbero approfittato di un attimo di distrazione del titolare riuscendo così a razziare il registratore.

I poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Capo d’Orlando le hanno rintracciate poco dopo, nei pressi della stazione ferroviaria, in attesa del treno che le avrebbe portate a Patti. Con loro una terza persona, un giovane ventiduenne di nazionalità rumena.

Le due donne sono state denunciate per il reato di furto aggravato, la maggiorenne anche per impiego di minori nell’accattonaggio. L’uomo è stato altresì denunciato per aver ricevuto e occultato il denaro trafugato dalla cassa dell’esercizio commerciale

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Nella mattinata del 6 luglio 2016 i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria,  della Procura della Repubblica di Messina, Gruppo Pubblica Amministrazione,   hanno eseguito un’Ordinanza di Applicazione di Misure Cautelari Personali, Interdittive e Reali, emessa dal Gip del Tribunale di Messina Dott.ssa Maria Teresa Arena su richiesta del Pubblico Ministero dott.ssa Alessia Giorgianni, a carico di:

 

 

1.    GIUFFRE’ Antonella Giuseppina nata a Montalbano Elicona il 19.03.1958 e residente in Messina Via Alfredo Cappellina n. 8; Funzionario dirigente del Genio Civile;

 

2.    SCARDINO Federico nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 15.06.1991e residente in Furnari Via Vittorio Emanuele 107;Privato  ;

 

3.    LA ROCCA Franca nata a Barcellona Pozzo Di Gotto il 18.02.1968 e residente in Santa Marina Salina Via Trieste n. 4;Privato);

 

4.    GIUFFRE’ Loredana nata a S. Pier Niceto il 17.01.1963 ivi residente in Via Nuova Russo; QUALIFICA Privato ;

 

5.    CANGEMI Ninfa nata a Monreale il 2.10.1961 ivi residente Via M 21 n. 21/A); Funzionario Direttivo del Dipartimento Regionale;

 

6.    CIACERI Dania nata a Noto il 6.10.1956 e residente a Palermo Via Silvaggio Matteo n. 64.  Dirigente del Servizio Patrimonio presso il Dipartimento Regionale del Bilancio e del Tesoro.

 

Ai predetti sono stati contestati i reati di falsità ideologica in atti pubblici e abuso d’ufficio, poichè lo SCARDINO, la LA ROCCA e GIUFFRE’ Loredana, nella qualità di privati, determinavano Antonella GIUFFRE’, Architetto presso il Genio Civile di Messina, a formare un atto di stima di un terreno sito nel comune di Furnari, falso nella parte relativa al valore del bene per la successiva vendita. Il funzionario GIUFFRE’ Antonella quale autore materiale, attestava  nell’atto indicato un valore per la vendita pari ad euro 3.944,80, quando il terreno andava stimato in più di 368 mila euro. La stessa, nella sua qualità di dirigente dell’Ufficio del Genio Civile di Messina, procurava un ingiusto vantaggio ai privati concorrenti indirizzando la falsa stima del terreno sito in Furnari agli Uffici del Dipartimento Regionale del Bilancio e del Tesoro della Regione Siciliana, che nel mese di luglio del 2014 autorizzava la vendita in favore dello Scardino e della La Rocca per poi stipulare il contratto di compravendita presso il notaio in Barcellona P.G. in data 11.09.2014.  I funzionari della Regione Sicilia procuravano intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale ai predetti privati recando evidente danno patrimoniale all’Ente regionale, violando dapprima le norme sulla trasparenza della azione amministrativa per poi autorizzare la vendita del bene all’indicato prezzo sottostimato.

 

La complessa attività di indagine svolta  dai Carabinieri della Sezione di p.g. presso il Tribunale di Messina era stata inizialmente avviata dalla Guardia di Finanza di Barcellona P.G. ; ai due Giuffre’,  Scardino e La Rocca è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari, mentre è stata  applicata la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico Ufficio per la durata di mesi sei nei confronti degli indicati funzionari della Regione Siciliana.

E’ stato altresì  disposto ed eseguito il sequestro preventivo dell’area in questione ricadente nel Comune di Furnari.

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Nei giorni scorsi, i carabinieri della Stazione di Bordonaro hanno tratto in arresto G.M., pregiudicato messinese classe 1972, nella flagranza del reato di atti persecutori nei confronti dell’ex convivente.

 

Una storia che andava ormai avanti da anni, tra minacce di morte, prepotenza e pesanti percosse. E che è venuta alla luce grazie alla decisione della donna di denunciare tutto ai carabinieri.

 

Così, nel primo pomeriggio di giovedì 23 giugno 2016 la donna ha preso la propria autovettura è si è recata in viale Europa, dove ha sede la Stazione Carabinieri di Bordonaro. Non sapeva però di essere seguita, anche in quel momento, da G.M. che, vedendola avvicinarsi alla caserma ed intuendo la sua intenzione di denunciarlo, l’ha immediatamente raggiunta e bloccata, nel tentativo di farla desistere. In poco tempo la discussione si è fatta animata e la scena non è passata inosservata ai militari di Bordonaro, che sono prontamente intervenuti per calmare gli animi e capire cosa stesse accadendo. In questo frangente, davanti ai carabinieri, l’uomo ha rivolto gravi e pesanti minacce alla ex convivente, per cui è stato bloccato e condotto all’interno degli uffici per approfondire la situazione.

 

Allo stesso modo, la donna è stata tranquillizzata dai carabinieri e portata al sicuro all’interno della caserma, dove ha descritto minuziosamente ai militari tutto quello che, negli ultimi anni, ha dovuto subire dall’ex convivente, confessando inoltre di nutrire gravi timori per la propria vita a causa dei comportamenti dell’uomo.

 

Maltrattamenti iniziati a partire dall’anno 2012, quando G.M., che si trovava in carcere per reati in materia di sostanze stupefacenti, è stato scarcerato ed ha fatto ritorno nella casa in cui coabitava con la donna e con il loro figlio minore. Da quel momento, l’uomo ha perso ogni voglia di lavorare e di darsi da fare per mantenere la famiglia ed ha iniziato a giocare in maniera ossessiva alle macchinette del videopoker, sperperando i pochi soldi che la convivente riusciva a guadagnare lavorando duramente.

G.M. è diventato irascibile ed ha iniziato ad essere aggressivo e violento nei confronti della donna, che cercava in tutti i modi di convincerlo a lasciar perdere il gioco d’azzardo ed a trovarsi un lavoro, percuotendola, in almeno due occasioni, con calci, ginocchiate e gomitate.

 

Dopo l’inevitabile interruzione della convivenza, avvenuta nel 2015, sono iniziati i pedinamenti e le persecuzioni a mezzo telefono, con cui l’uomo – attraverso chiamate vocali e messaggi istantanei – chiedeva insistentemente alla donna di tornare a vivere con lui, associando, a queste intimazioni, pesanti ingiurie e minacce di morte.

 

La situazione era addirittura peggiorata negli ultimi giorni, in quanto la donna aveva iniziato a frequentare saltuariamente un’abitazione estiva, dove il telefono cellulare non ha segnale. Ogni volta, non riuscire a contattarla ha mandato G.M. su tutte le furie ed i suoi messaggi si sono ulteriormente intensificati, così come i pesanti insulti e le minacce di non darle pace.

 

Nella tarda mattinata di giovedì scorso, la donna, giunta al limite della sopportazione e temendo ormai per la propria vita, ha finalmente deciso di presentarsi dai carabinieri per denunciare i fatti e per porre fine a queste persecuzioni. Non immaginava però che, quando poco dopo è arrivata in viale Europa, il suo ex convivente la stesse tenendo d’occhio e riuscisse ad intercettarla. Fortunatamente, l’intervento dei carabinieri – ai quali non è sfuggita la lite che ne è scaturita – ha posto fine a tutto.

 

Ed essendo G.M. stato colto nella flagranza delle ingiurie e delle pesanti minacce rivolte alla donna, facenti parte della più ampie e reiterate condotte di stalking poste in essere nel corso degli ultimi anni, l’uomo è stato tratto in arresto.

 

L’Autorità Giudiziaria, concordando con le risultanze degli elementi raccolti dagli operanti, ha convalidato l’arresto ed ha applicato nei confronti dell’uomo la misura cautelare personale del divieto di avvicinamento alla persona offesa.

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Sabato 2 luglio, presso la Base della Marina Militare Messina - Forte San Salvatore alle ore 10.30, si terrà l'Incontro Nazionale delle Associazioni Antiracket aderenti alla FAI con l'Arma dei Carabinieri. 
L’iniziativa, promossa dalla FAI - Federazioni delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane,  sarà aperta dai saluti del Presidente della FAI Pippo Scandurra e del Sindaco di Messina Renato Accorinti.

Interverranno, inoltre, il Presidente Onorario della FAI  Tano Grasso, il Magistrato della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Maurizio De Lucia ed, infine, il Commissario Straordinario Antiracket Santi Giuffrè.

Le conclusioni saranno affidate al Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri  Gen. C.A.Tullio Del Sette

 L'iniziativa pone l'accento sull'importanza della sinergia con le forze dell'ordine ed evidenzia quanto le circa 70 associazioni aderenti alla FAI rappresentano un modello di collaborazione tra gli operatori economici e le Istituzioni e in particolare l’Arma dei Carabinieri.

Durante l'iniziativa, inoltre, al fine di offrire plasticamente l’efficacia di questa esperienza, interverrà un ufficiale dell’Arma ed un esponente dell’associazionismo antiracket che forniranno diretta testimonianza degli incredibili risultati ottenuti grazie al lavoro sinergico delle associazioni antiracket con le forze dell'ordine.

Le cinque storie di cui si parlerà riguarderanno non solo l'esperienza siciliana (Palermo, Messina e Gela), ma anche il modello Ercolano in Campania ed una significativa esperienza antiracket accaduta a Foggia in Puglia. 

Non è, inoltre, un caso che l'incontro nazionale delle Associazioni FAI Antiracket e l'Arma dei Carabinieri avvenga a Messina. Una scelta precisa che ha un valore simbolico, in quanto proprio nella provincia dello Stretto è nata a Capo d’Orlando nel 1990 la prima associazione che è servita da esempio agli imprenditori italiani. La novità dell’ associazionismo  antiracket è stata in questi 26 anni quella di avere operatori economici vittime di estorsioni impegnati a convincere altri imprenditori a denunciare collaborando con le Forze dell’Ordine. Altresì nel corso di questa esperienza sono venute consolidandosi modalità di collaborazione finalizzate ad ottenere risultati nell’azione di contrasto, cercando di ridurre l’esposizione personale di chi denuncia. 
L’obiettivo conclusivo è quello di incoraggiare gli operatori economici, sulla base della positiva esperienza svolta, ad avere fiducia nelle istituzioni e quindi a scegliere la strada della denuncia collettiva.

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